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Arman, al secolo Armand Fernandez, nato a Nizza nel 1928, dopo un primo esperimento
nella pittura tradizionale, abbandonò a partire dal 1952 l'utilizzo
del "cavalletto", per una nuova ricerca d'espressione.
Cominciò con "timbri" su carta moltiplicati ossessivamente
(Cachets), passò alle tracce e alle impronte (Allures). E' tra il 1960
e 1962 che si compie il suo destino, pervenendo ad uno stile nuovo e potente;
l'artista focalizza lo sguardo sulla natura moderna, industriale e urbana,
appropriandosi degli oggetti della strada: li spezza, li assembla, li comprime
e li colpisce di vampe di colore, arricchendoli di drammaticità. Partendo
dagli oggetti raccolti dalla strada arriva alla loro de-strutturazione trasformandoli
quindi "in massa e colore" mediante un processo di contaminazione.
L'opera di Arman non può avere confini limitati, non è pura pittura,
non è pura scultura. Lui stesso si definisce "un peintre qui fait
de la sculpture". Infatti anche nelle sue opere "frontali" -
definite "superfici", perché come egli stesso sostiene "anche
nelle mie composizioni volumetriche la mia volontà è sempre pittorica
più che scultorea" - la sua nozione del volume è lontana
da quella degli scultori "puri".
Ciò che caratterizza l'artista francese è un nuovo modo di osservare
gli oggetti "inutilizzati", ma recanti tracce dell'uomo, convertiti
nel linguaggio semplice del "consumatore".
Nella ricerca di nuove creazioni, resa necessaria dalle vecchie pitture, ha
esplorato il settore dei rifiuti e degli scarti industriali; perviene quindi
alla piena drammaticità dell'oggetto quando il suo gesto diviene collera
che lo porta a distruggere gli oggetti o a bruciarli, e infine prova nuove
combinazioni nelle sue "inclusioni".
Partito dalla pittura, Arman è artista peculiare per aver fatto la sintesi
di tutte le procedure sull'oggetto: sintesi quindi della sintesi.
L'arte tradizionale viene così dissacrata in favore di una revisione
dell'estetica dell'oggetto.
Nouveau Réalisme per Arman significa assemblare oggetti che la nostra
società reputa marginali e insignificanti, puntando l'attenzione su
ciò che non notiamo ed esaltando così il valore di ciò che
utilizziamo quotidianamente: come uno strumento musicale che emette melodie
e crea emozioni, ma che nella poetica di Arman viene spaccato, sezionato e
non trasmette suoni. Diviene così un articolo di "contemplazione",
facendoci ricordare che in ogni oggetto che ci circonda è contenuto "ingegno".
Questo concetto Arman lo esprime attraverso la musicalità dei colori.
"Nella ricerca di nuove creazioni - scrive Arman - ho in maniera cosciente
esplorato il settore dei rifiuti, degli scarti, degli oggetti manufatturati
scartati, in una parola: gli inutilizzati. (...) Io affermo che l'espressione
dei rifiuti, degli oggetti, possiede il suo valore in sé, direttamente,
senza volontà di ordinamento estetico, cancellandoli o rendendoli simili
ai colori di una tavolozza. (...) In questo procedimento noi possiamo considerare
che l'oggetto scelto non è in funzione dei criteri DADA o SURREALISTA;
non si tratta di decontestualizzare un oggetto dal suo substrato utilitario,
industriale o altro per dargli, per una scelta di presentazione o un inclinazione
del suo aspetto, una determinazione diversa dalla propria. ... Ma la questione
al contrario è di ricontestualizzarlo in se stesso in una superficie
sensibilizzata x volte dalla sua presenza duplicata; ricordiamo la frase storica:
mille metri quadrati di blu sono più blu di un metro quadrato di blu,
io dico dunque che mille contagocce, sono più contagocce che un solo
contagocce." (Arman, Realismo delle Accumulazioni, Zero 3, Dusseldorf,
luglio 1961, pubblicato in 1960 Le Nouveau Réalisme, catalogo dell'esposizione
M.A.M. di Parigi, 1986).
Nonostante le opere di Arman siano espressione di tecnica e stile in sé inconfondibili,
evidenti sono i rimandi a varie correnti moderniste.
I violini sezionati richiamano le scomposizioni del Cubismo; i tubetti di colore,
i cui tracciati con le loro fantasmagoriche volute di colore compongono tele
di grandi dimensioni, sembrano rendere omaggio a Pollock; ed ancora, le fusioni
di bronzo, sezionate e riassemblate, con la loro aura "classica" fanno
eco ai paesaggi di De Chirico.