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Lunedì, 06 Febbraio 2012 rss

GALLERIA BOXART

 

Il progetto di Boxart (letteralmente “contenitore per l’arte”) coagula, dopo una lunga gestazione, a metà degli anni ’90. Tappa fondamentale, dopo l’apertura ufficiale nel 1995, l’approdo nel 2002 all’attuale sede in centro storico di Verona, accanto al millenario anfiteatro dell’Arena.
Tra gli artisti del panorama nazionale con cui Boxart ha intessuto rapporti di stima e di cui si è fatta veicolo, Mario Schifano, protagonista di ben quattro eventi espositivi, tre dei quali presentati da Achille Bonito Oliva, critico di riferimento anche per la personale di Sandro Chia del 2004.

L’intento di costruire progetti ad hoc per lo spazio prosegue con la generazione di artisti più vicina ai giorni nostri. Un canale privilegiato si apre con Marco Cingolani, intellettuale prima ancora che artista, attivo tra Milano e New York, ospite di eventi collettivi e, nel 2001, del “solo show” Società anonima del colore. La frequentazione con l’ambiente milanese, frutta la conoscenza con Giovanni Frangi, personaggio di spicco degli eventi espositivi più recenti.
Accomunato a Cingolani da una pur originale ricerca sul colore il modenese Wainer Vaccari, si unisce agli altri due nomi ne I Vizi Capitali e Senza Trucco. Nel 2003 Luca Beatrice presenta la personale di Vaccari dal titolo Segni (2003).

Lo spartiacque del primo decennio, apre Boxart alla multimedialità. Ai primi mesi del 2006 risale la collaborazione col fotografo Franco Fontana, sfociata nella mostra Images. Il turning point dei 10 anni segna anche l’interesse per orizzonti più vasti. Boxart affianca al panorama nazionale, ricerche in campo globale, da cui scaturisce la frequentazione degli artisti cinesi Ma Liuming e Gao Brothers, di cui la Galleria porta per la prima volta in Italia il discusso lavoro. La personale del 2006 è una sorta di risarcimento per il duo creativo, vista l’occasione mancata del 2001, quando i fratelli Gao invitati da Harald Szeemann alla Biennale di Venezia, dovettero rinunciare perché “interdetti” a lasciare il paese.

La linea guida sottesa al marchio Boxart si definisce sempre più nell’attrazione per un linguaggio espressivo dirompente, raggiungendo l’apice nell’esposizione degli inediti di Hermann Nitsch dal 2007 in poi. Impresa affrontata con il supporto critico di Danilo Eccher, allora direttore del Marco di Roma.

Il dialogo con l’oriente prosegue nell’interscambio tra un giovane talento italiano, Andrea Facco e la Pechino preolimpica, raccontata nella mostra Waiting for Beijing (2008), frutto dell’esperienza di artist in residence al Ny Arts nella capitale cinese.
La ricerca nel Far East non si arresta, passa per la Corea di Kim Joon, rivoluzionario digital artist che esplora col suo lavoro il corpo e il tatuaggio, tornando in Cina per scoprire il talento del giovane Liu Bolin, artista camaleonte che si mimetizza in contesti urbani particolarmente significativi.

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