1 marzo - 10 maggio 2008
Catalogo con testi di Luca Beatrice
Inaugurazione sabato 1 marzo ore 18.30
Waiting for Beijing è il titolo della nuova mostra personale di
Andrea Facco alla Galleria Boxart di Verona.
Un senso di attesa pervade le opere in mostra. Dai polittici che simulano
i monitor di una camera di controllo - dove è sospeso un “evento” degno
di nota - alle grandi tele che prefigurano la Cina che verrà.
Cina in cui Facco ha soggiornato di recente. Notato dal direttore -
l’editore
americano Abraham Lubelski - della residenza per artisti New Yorks
Art Beijing, Andrea Facco ha vissuto e lavorato con artisti internazionali
nel distretto Chaoyang, il più creativo di Pechino, in un momento
di grande cambiamento per gli imminenti giochi olimpici.
Alla Galleria Boxart di Verona, sua città d’origine, Facco
espone in anteprima le opere frutto della sua esperienza cinese.
Protagonista assoluto l’interminabile cantiere a cielo aperto,
che si estende sulle rovine di quella che fino a poco tempo fa era
la “città orizzontale” con i caratteristici hutong.
Oggi è lo spazio dove proliferano le nuove architetture verticali
sul modello americano e nipponico. Questi luoghi ricchi di contraddizioni
apparentemente anonimi, hanno fornito al giovane artista veronese lo
spunto per una riflessione sulla natura stessa della pittura.
“La pittura -afferma l’artista- elimina il gap tra la realtà fotografata
e la finzione del pannello. Nel quadro tutto è sullo stesso
piano. Le forme si sovrappongono: presente e futuro, vero, falso. Nulla è più chiaro.
Si crea uno spaesamento, una vertigine, a cui tenta di sottrarsi l’interpretazione,
che dipende dal gradiente soggettivo. Nel contempo il confondersi delle
immagini elimina le coordinate spazio-temporali”.
In Cina l’avvento della una nuova era passa, dunque, attraverso
l’immagine. Facco, come altri artisti della sua generazione,
si appropria dell’immagine già data e avvia la ricerca
pittorica partendo da questa pre-immagine, da cui scaturisce un ready
made iconografico. Le grandi tele esposte in mostra raccontano attraverso
scorci inusuali la Cina di oggi in bilico tra la propria storia e un
desiderio di globalizzazione che la fa assomigliare, almeno nell’immaginario,
a molti paesi occidentali. Le gigantografie (fino agli anni Novanta
realizzate a mano) della Pechino del futuro invadono lo skyline della
capitale promuovendo il panorama del domani. Inevitabile il sovrapporsi
tra il vero e la sua rappresentazione per assecondare lo smodato bombardamento
di immagini mediatiche che hanno depotenziato il reale.
Il punto di partenza è la rivoluzione innescatasi da quel giugno
di un ventennio fa a piazza Tienanmen, vent’anni che guarda caso
coincidono con l’attività dell’artista. Andrea Facco
ne racconta gli sviluppi nelle sue opere descrivendo il continuo accavallarsi
di presente e futuro, con uno sguardo attento e mimetico.