Kim Joon

Kim Joon

 

artisti:
Accardi Carla
Angeli Franco
Arman
Balsamo Vincenzo
Bazan Alessandro
Chia Sandro
Cingolani Marco
Crippa Roberto
De Angelis Marcello
Di Marco Andrea
Eron
Facco Andrea
Festa Tano
Finzi Ennio
Fontana Franco
Frangi Giovanni
Galliano Daniele
Gao Brothers
Germaną Mimmo
Innocente
Kim Joon
Kostabi Mark
Laboratorio Saccardi
Licata Riccardo
Ma Liuming
Montesano Gianmarco
Neri Marco
Nitsch Hermann
Pancrazzi Luca
Perilli Achille
Possenti Antonio
Presicce Luigi
Rotella Mimmo
Schifano Mario
Tadini Emilio
Terruso Saverio
Turcato Giulio
Vaccari Wainer

opere

no opere

“Mi interessano I tatuaggi come metafora di un desiderio nascosto o una sorta di pulsione imprigionata nella coscienza umana. Io vedo la pelle, o in alcuni casi il monitor, come un’estensione della tela. I miei primi dipinti-tatuaggio erano tele tridimensionali a forma di grumi di carne o parti del corpo, come braccio muscoloso. I tatuaggi possono riflettere una realtà individuale o collettiva o un desiderio deviato.”

Kim Joon è stato all’inizio un pittore interessato ad esplorare le dinamiche e le forze che interagiscono tra il regno della mente e quello fisico. L’interesse primordiale di Kim Joon per l’arte del tatuaggio è nato ai tempi del college e durante i tre anni di servizio militare a Seoul, in Korea.  Mentre era studente e soldato, l’artista iniziò a realizzare tatuaggi fatti in casa per i suoi amici. Per fare tatuaggi Kim Joon usava ago, filo e inchiostro cinese. Immergeva il filo nella china e lo lasciava gocciolare lungo il filo nella pelle.

Nei lavori attuali di Kim Joon, che l’artista ama descrivere come “dipinti”, egli usa timbri all’acqua per creare i disegni. Il suo processo creativo inizia col prendere un pezzo di spugna e ricoprirla di un strato di una stoffa tradizionale usata come tessuto guida nella tecnica del cucito in Korea. Questa fodera viene poi ricoperta con un tessuto molto trasparente, e dipinta con due strati di tinta color carne. L’artista sovrappone strati di varie tecniche e alla fine vernicia la superficie per fissare meglio la fisionomia.

Kim Joon è affascinato dalla relazione tra corpo e mente. Ciò che maggiormente lo intriga è il concetto di permanenza dei tatuaggi come mezzo per marcare l’anima. Kim Joon racconta che inizialmente i suoi lavori erano creati su una scala più ampia, ma gli spettatori in Kore li trovavano estremamente inquietanti. “Oggi – dice l’artista – le persone non sono più inquietate da mio lavoro. Anzi lo trovano affascinate”.

Party
by Christopher Jones

Dopo la seduzione del colore, la prima cosa che si nota nella serie Party sono i corpi: partiture di un vibrante baccanale. Poi subito si notano pezzi di corpi: braccia da dea Vishnu che germogliano dalla schiena, gambe che s’innestano su un sedere come un pene eretto. Giungle di membra che spuntano da torsi in piedi o supini. E poi ancora colpiscono i tatuaggi, serpentini ed eleganti, incollati alla superficie di ogni corpo, accanto a motivi che riecheggiano Prada, Levi’s e Dior. Tutto ciò prima di accorgersi che ogni corpo ha una pelle butterata come un deserto su Google-Earth.
Sono i “corpi senza organi” di Deleuze velocizzati, resi ultra-contemporanei, e ricordano il concetto di eterno presente di Benjamin : “l’attinenza al presente è più importante persino dell’unità e della chiarezza”.

Sono corpi in cui gli organi sono rimpiazzati da un connettore “Firewire”, la carne è tecno-sintetica e assomma in sé le immagini mediatiche di Beckham, Paris Hilton, i personaggi lanciati dai Manga, con le personificazioni eroiche dei divi di Hollywood. Ogni corpo “Party” è un magnete centrifugo del fashion design contemporaneo, delle pose da cartelloni pubblicitari, e dell’atteggiamento modaiolo, captato dalle riviste o da youtube. Ma dopo l’eccitazione sopravviene la pelle sgranata e itterica. Nell’intersezione di disegno e tatuaggio, la carne appare deformata e danneggiata, in modo che ogni superficie corporea diviene un multistrato fatto di natura vivente, sovrascritto dalla cultura e dalla scienza, e viceversa.
“Party-mandarina duck”, (2007) mostra un corpo dalle molteplici membra, sensuale e malato, in forme e colori color cremisi. I motivi  decorativi e le zip gli danno la parvenza di un corpo inerte, senza vita. “Party-louis vuitton”, (2007) dal seno generoso, sostiene la sua sana decadenza su cosce mutilate.

Una certa instabilità vibra nella relazione tra la carne, il motivo e il tatuaggio in tutta la serie “Party”, tanto che ci si chiede: è carne sovrapposta a un tatuaggio e ad una sagoma, oppure viceversa? In “Party” Kim Joon s’interroga sull’equilibrio tra natura, sostrato culturale e scienza nell’essere umano, mentre offre un’affascinante responso: in ogni foto ognuno di questi tre aspetti dell’Essere Umano e le sue investigazioni personificate, sono caratterizzati da vampate di colori contemporanei. La serie “Party” è essenzialmente sfoggio del talento di Kim Joon per dirigere la capacità sempiterna del colore di rendere evidente la storia di un’immagine. “Party-levis” (2007), per esempio è una storia di classicismo in decadimento reso evidente attraverso forme dorate eseguite con Photoshop, per mostrare una figura simile a un David (Beckham) con la pelle in digitale rovina.

"Party-mandarina duck” mette primo piano i suoi motivi e tatuaggi con un cremisi dalla brillantezza digitale, per enfatizzare i racconti contemporanei della moda, della cultura e della scienza, mentre il blu ceruleo di “Party-louis vuitton” pone l’accento sulla pelle, un richiamo alla natura che si esprime per prima. E contro le forme di storia scollegate usate dai mass-media, che mettono in evidenza prodotti come Beckham facendoli emergere dallo sfondo, la serie “Party” combina lo sfondo e le figure dentro ogni colore dell’immagine – che sia giallo chiaro, verde giada o rosa fuxia – così che i concetti di cultura, scienza e natura suscitati dal colore possono anche interagire.

“Party” è una gamma pulsante di storie colorate, con le componenti condensate e abilmente composte sul piano dell’immagine. Perciò parlare della pelle, del tatuaggio, o del motivo disgiuntamente, come parti indipendenti, equivale a trascurare il potere centrale di “Party”, ovvero combinare insieme e intensificare. Così facendo si perderebbe l’intera, l’inabbreviata tragedia: il vortice di immagini in cui agisce “Party” per comprimerle e rinforzarle alla fine è molto vicino a provare la loro definitiva pertinenza reciproca, consumandola.

Biografia   inizio pagina

Nasce nel1966 a Seoul. Vive e lavora in Korea.

Mostre personali

2007

“Party” (Touch art, Heiri)

2006

“Duet” (Canvas International Art gallery, Amsterdam)

2005

"Tattoo You" (Walsh Gallery, Chicago)

2003

"Flesh Park" (June & TTL Zone, Seoul)
"Saunabell" (Ilju art hause, Seoul)

2000

"Make me smile!" (Gallery Wooduck, Seoul)

1999

"Fire" (Total Museum, Jangheung)

1998

"Hair show" (Gallery Sal, Seoul)

1997

"Tattoo in my mind" (Keumho Museum, Seoul)

1995

"Tattoo" (Segye Gallery)
"I love it" (Yale Gallery)

1994

"I love it!" (Insa Gallery)

Mostre collettive (selezione)

2007

Intermediae-Minbak (Matadero Madrid, Spain)
Arco 2007 (Gallery Hyundai, Spain)

2006

PARIS PHOTO 2006 (Gallery Hyundai, Paris)
Made in Korea (Paris, Annecy)
Hybrid traend-INDIA & KOREA (Hangaram Art Museum, Seoul)
Art & science (Tsinghua University, Beijing)
Spotlight 30 women (Paper Gallery, Seoul)
2006 - Asia art now (Ssamziespace, Seoul)
Softness (Soma Museum, Seoul)
ISEA 2006 (South hall, San Jose, USA)
Art/37/Basel (Gallery Hyundai, Basel)
Contemporary Asian Art (Bonhams, London)
KunstRAI/Art Amsterdam (Amsterdam)
Endless Clone (Space Ieum, Beijing)

2005

Winter-fly (Sk t-tower)
Toronto International Art Fair (Toronto)
ART COLOGNE 2005 (Koeln)
ART FORUM BERLIN (Berlin)
ASIA:THE PLACE TO BE? (Alexander Ochs galleries, Berlin)

2004

"Inked" (Walsh Gallery, Chicago)
Reeling 15 Years (Savina Museum, Seoul)
"Out of Window" (Jip Gallery, Seoul)
Senef 2004 Online Film Festival (Seoul)
Kwangju Biennial, "Minority" (Kwangju)

2003

Resfest Digital Film Festival (Seoul)
"Korean Tattoo Shop" (Artinus, Seoul)
"Korean Video Art Today" (Walsh Gallery, Chicago)
Exhibition of the artists of Seoul in France (Artitude Galleries, Paris)
"Out of Window" (Tokyo)

2000

Kwangju Biennale, "Scar", (Kwangju)

1997

Body as Text (Keumho Museum, Seoul)

1996

Young Venture (National Museum, Kwachun)
Asia Pacific Triennale (Qeensland Art Gallery, Australia)
Seoul International Art Fair (KOEX, Seoul)

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