copertina mostra

Schifano Mario

IL PIANETA DELLE IMMAGINI DINOSAURE

24 febbraio 2001 - 24 marzo 2001

presentazione a cura di A. Bonito Oliva

IL PIANETA DELLE IMMAGINI DINOSAURE  inizio pagina

L’arte di Mario Schifano è vincolata ad un lavoro strettamente pittorico, teso alla ripresa di segni elementari ed evocativi, vicini ad una sensibilità che si esprime mediante un linguaggio animistico.

L’artista romano elimina dall’immagine il carattere naturale, quella componente di proliferazione naturale che ha sempre accompagnato l’espressionismo. Lo stile qui è un fattore di mobilità concettuale che evita qualsiasi identificazione dell’artista con l’opera e dell’arte con il mondo. La manualità trova una sua linea di movimento all’interno di una struttura segnica che privilegia la forma organica, il rimando alla figura disposta in un campo visivo, privato da qualsiasi sfondo o paesaggio.

La superficie piatta del quadro diventa il campo bidimensionale entro cui si muovono le forze interiori dell’immagine, costruita senza punti privilegiati o di riferimento, che slitta così sulle verticali ed orizzontali, in una secessione di linee che tendono verso il disegno e l’enunciazione elementare. I segni descrivono un universo in cui subiscono continue simbiosi, articolazioni in forme primarie, geometriche ed antropomorfe, capaci di esprimere una sorta di impersonale intensità.

Qui più esattamente la cultura mediterranea trova un incontro con la cultura nordica. Schifano tempera le sue radici mediterranee con il clima di una diversa impostazione. Se le sue radici gli permettono un rapporto continuo e non negativo con la natura, l’aria nordica, in cui egli le cala, dà una vibrazione che produce una sorta di antropomorfizzazione della natura stessa.

31 recinti di pittura, formato 51 x 73 cm, trattengono dentro il proprio perimetro figure animali allo stato brado, per l’esattezza dinosauri che riappaiono sotto i nostri occhi vivi e ammiccanti dopo un sonno millenario, anzi della preistoria.

"Figure dinosaure" sono queste che fondono 31 riquadri d’un emozionante zoo dell’immagine aperto al nostro sguardo e nello stesso tempo delimitato nel suo formato. Aperto e chiuso diventano le dimensioni entro cui scorrono felici, slittando sulla superficie pittorica, i dinosauri di Schifano più che domatore d’animali evocatore di una libertà naturale indicata come modello della fantasia per l’uomo nella società di massa spinto verso il futuro e incapace di recuperare il grande passato della storia del nostro pianeta.

Schifano opera nella doppia direzione. Ma più che il grande senso della storia, egli cerca di restituire con la pittura il grande respiro che regge la natura, il senso di un movimento incessante, che produce nuove forme e anche separazione, unione e solitudine.

L’artista ha vissuto vari climi culturali, quello italiano e quello americano, ma ha sempre mosso la sua opera nella direzione di una ricerca delle proprie radici, non mitiche e immobili di un passato irrecuperabile, bensì quelle di un sentimento del mondo che riesce a sopportare il peso di una condizione separata. L’arte è campo magnetico in cui è possibile il movimento incessante verso l’impossibile unità, il luogo di un’inclinazione dei corpi e delle ombre ad assumere posizioni aperte a nuovi incontri: dei dinosauri con la pittura e l’uomo.

Le figure sono scandite con una forza scultorea che ne evidenzia la posizione e ne mette in risalto la separazione con il contesto. Uno spazio costruito per accumulo fantastico di figure e situazioni che rovesciano l’ordine codificato, poggiante sulla distribuzione gerarchica delle presenze. L’ordine sociale spaziale di questa pittura è invece associativo ed arbitrario, ossessivo e stridente. In tal modo la pittura destruttura la realtà, la libera del suo ordine paralizzante per conferirle una agitazione che produce in essa impulso e precipitazione.

Non esiste sfondo e primo piano, gradazioni utili per una rappresentazione naturalistica. Il racconto segue il dettato di un immaginario infiammato di passione che però non vuole accettare il supino ordine, che produrrebbe un ribaltamento simmetrico di vecchie gerarchie. L’espressionistica velocità pittorica di Schifano brucia le antiche scorie della soggettività, per piegarsi ad un’immagine catastrofica che accumula nel suo percorso vitali incidenti.

Mario Schifano opera attraverso una pittura che trova il suo equivalente letterario nel ditirambo, rapportato alla figura di Dionisio, metafora della rigenerazione, della ciclicità della vita e della natura stessa, presa come campo di metamorfosi e trasformazione perenne.

La pittura è lo strumento attraverso cui l’artista crea una propria dignità, il ruolo sociale ed anche un linguaggio figurativo, adeguato alle nuove esigenze. In questo caso la nuova soggettività si misura con la capacità di dare risposte artisticamente adeguate a questi imperativi, con la tensione esistenziale che tali domande generano.

L’immagine è formulata mediante un eclettismo stilistico che non si identifica con le figure, semmai attraversa vari momenti e stadi, mediante un movimento continuamente aperto a nuove modifiche. Gli elementi iscritti sulla superficie pittorica appartengono al mondo naturale.

L’assemblaggio visivo di tali elementi avviene fuori da qualsiasi ordine organico, ma segue il dettaglio di un accumulo che genera a sua volta un loro diverso statuto.

Ancora è lo stile a determinare la realtà dell’arte che non si mette in competizione con quella esterna, non stabilisce con essa un rapporto di odio-amore, ma si dispone con accenti autonomi ed originali.

L’originalità non è data dall’acquisizione di nuove tecniche pittoriche, bensì dalla capacità di distribuire le figure "dinosaure" fuori da impulsi mimetici e dentro l’arbitrio di uno stile intenso e pieno di slittamenti.

Achille Bonito Oliva

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